3 PUNTATA – LA MIA AFRICA ECO RACE

da | Feb 28, 2024 | News, Motorally

3 PUNTATA – LA MIA AFRICA ECO RACE

TERZA PUNTATA DEDICATA ALL’AVVENTURA DI NICOLA QUINTO IN QUESTA MERAVIGLIOSA GARA AFRICANA

5 TAPPA 6/1  Fortnm Chacal – Dakhla

DJI 0928Dal bivacco di Fortnm Chacal si arriva a Laayoune per 20 km di liaison per poi partire per la speciale che ci porterà a Lakraa e poi direttamente via asfalto a Dakhla e poi finalmente tappa di riposo.

Ultima tappa prima della pausa, anche stamattina sveglia alle 6:00 per fortuna la temperatura inizia a essere umana e sopportabile. I chilometri sono comunque tanti e la speciale ne conta 404. Alla fine altri 167 km ci porteranno a Dakhla, bellissima e sorridente città affacciata sull’oceano molto famosa per il suo vento che per 360 giorni l’anno soffia forte per far divertire gli amanti del kite surf.

La tappa inizia con una navigazione machiavellica con un susseguirsi di CAP, piste visibili e non, intrecci di incroci, curve, balise e tracce in ogni dove che ti fanno incrociare gli occhi. Poco dopo iniziano pistoni da 130 e spingi km/h per circa 300 km senza pausa se non per cercare anche una minima conferma di nota dato che di wp per chilometri e chilometri nemmeno l’ombra. Il bello di queste gare è proprio questo, avere la fiducia in se stessi e non perdere mai la calma pensando di aver sbagliato strada, rimanere sempre centrati sulla navigazione, non perdere mai il riferimento della pista che stai seguendo perché si vedono così a malapena che se distogli l‘attenzione per qualche secondo rischi davvero di perderti.

Gli ultimi 20 km risulteranno poi ancora più veloci, con pistoni infiniti completamente dritti e piatti che ci porteranno alla fine della speciale!!!!

Finalmente possiamo prendere fiato, anche se la tappa è volata in poche ore dato le altissime velocità, la tensione c’è stata e anche parecchia.

Nel trasferimento ci si accoda ad altri piloti che mi anticipavano e altri sopraggiunti e ne approfittiamo per far qualche scatto sulle bellissime scogliere che il paesaggio ci offre in prossimità di Dakhla. Becchiamo Marco Menechini, uno dei compagni dei Solarys boys vecchia conoscenza dell’italiano Motorally, classe 2000, si avete ben capito D U E M I L A mamma mia come son vecchio penso…. Un bravo ragazzo, senza grilli per la testa riflessivo e appassionato come pochi con il sogno, come tanti, della Dakar nel cassetto. Ho avuto modo di navigare parecchio con lui e ci siamo impolverati spesso a vicenda le prime tappe senza mai darci noia. Lui ci dà un gran gas e lo fa con nonchalance, naviga concentrato e sa quando chiudere il gas. Mai una parla di troppo, molto rispettoso ed educato si vede DJI 0982che la famiglia Menechini ha fatto un ottimo lavoro sia sulla sella che fuori. Passerò questa notte con lui in camera d’albergo, ho saputo che per l’occasione si sarebbe messo il perizoma…. la cosa mi desta preoccupazione… (scherzo ovviamente… lui dorme senza mutande ….. no dai non è vero, ci siete cascati eee). Si incontra anche Massimiliano Guerrini, uno tosto, tipo la pubblicità del Denim, l’uomo che non deve chiedere mai, uno di quelli che se te lo trovi in scia è meglio spostarsi perché lui il gas non lo chiude e non è uno scherzo. Anche lui, uno dei Solarys boys di quelli fatti di una qualche lega che ora non usano più, troppo tenaci e resistenti per le finalità del mercato di oggi. Anche con lui ho fatto qualche chilometro e devo dire che a manetta è messo bene, mi ricorda come ero io anni fa, tantissima manetta ma con qualche pecca di navigazione che in questo sport è fondamentale gestire in maniera più precisa possibile.

Tra una foto e una cazzata arriviamo al paddock a strapiombo sulle coste rocciose di questa città, con spiagge molto ampie e parecchio vento ma ora l’unico pensiero è andare in albergo e riposare su un vero letto.

 

Detto, fatto trovo l’albergo e mi fiondo in doccia una di quelle docce che è durata quasi quanto tutta la tappa di oggi per poi tornare al paddock dove nel frattempo erano arrivati i ragazzi dell’assistenza.

I volti di tutti, piloti e non solo, sono più rilassati per via della tappa di riposo che tanto attesa è arrivata e soprattutto per la cena di pesce che abbiamo organizzato per la serata.

Tutto il gruppo si trasferisce in hotel, presso il Dakhla White house che la mitica Orietta di Shaula viaggi ci ha prenotato da tempo memore!!!

Jan Herbach, Alessandro Rigoni, Guerrini, Menechini, Paolo Caprioni i ragazzi dell’assistenza insomma tutto il team al completo dopo una bella doccia si dirige in uno dei migliori ristoranti di pesce della città, dove tra vino e pietanze prelibate si conclude la prima parte di gara con ospite d’eccezione il mitico Franco Acerbis, un personaggio più unico che raro con una forza e passione davvero molto forti insomma un uomo d’altri tempi cui va un doveroso il ringraziamento per la cena offerta!!! Ricordo che Franco non si perderà mai una partenza nemmeno un arrivo di speciale, sempre presente nel paddock per una chiacchierata, una risata e un racconto che scalda i cuori!!

Ora, dopo tutto, si va a dormire finalmente in un letto vero…..

TAPPA DI RIPOSO 7/1

ALX3045L’indomani sveglia ore 10.00 con molta calma, una bella colazione all’ultimo piano dell’albergo con una fantastica vista mare con un sole favoloso e in fondo li all’orizzonte tanti kite-surf svolazzare sullo specchio d’acqua. Si chiacchera un po’ con tutti tra cui Pierpaolo Vivaldi, un omone, un marcantonio già conosciuto in Sardegna durante uno dei tanti Sardegna Rally Legend durate il quale era lì per fare assistenza e poi rivisto durante il Bottu Training in novembre in Tunisia. Anche lui pieno di sogni e progetti che si è buttato in questa avventura per la prima volta dopo aver assaporato la bellezza della dolce fatica Africana durante qualche assistenza fornita in gare africane. Lui è uno di quelli che ha millecinquecento idee che cerca di sviluppare tutte, non ha pausa e dal restauro di camion e roulotte che poi noleggia come bungalow o location per ristoranti passa all’App per vendere bici usate, all’idea di entrare nel mondo dei Rally come assistenza con idee davvero innovative e vincenti. Insomma parlare con lui ti travolge in un mare di idee ed emozioni che sa bene come trasmettere. La sua Africa Race ha l’obiettivo come tutti di arrivare in fondo e devo dire che ci sta riuscendo alla grande!

 

Dopo la piacevole chiacchierata mi dirigo al paddock dove ne approfitto per fare qualche piccola intervista per l’omonimo sito per cui sto scrivendo e così scopro le vicissitudini di Francesco Puocci, un altro marcantonio ma di lunga esperienza africana iscritto per la gara nella malle moto, quelli che si fanno tutti da soli per intenderci. Durante la terza tappa, quando stavamo attraversando l’erg Chebbi di Merzouga, si rompe la catena di Francesco, o meglio si spezza la falsa maglia che non era di quelle removibili ma era una di quelle ribattute dunque impossibile riparare sul posto. Si fermerà ad un metro dalla cima di una duna fortunatamente, dalla quale potrà essere ben visibile e vedere a sua volta i concorrenti per evitare spiacevoli incidenti. Ricordo che le dune sono come montagne molto ripide sia in salita che in discesa di quella sabbia che non ti consente repentini cambi di direzione in nessun momento e così una volta valicata la cima se dall’altra parte c’è qualcuno o qualche mezzo fermo, l’impatto è quasi scontato. Così chiama l’assistenza che con il camion scopa sarebbero passati a recuperare solo in tardo pomeriggio i mezzi rimasti in panne. Nel frattempo l’elicottero avvisato della situazione passa a portare l’acqua ai politi in panne nel deserto che pazientemente aspetteranno l’assistenza.

Così succede e una volta caricata la sua moto, il camion riparte per recuperare un altro pilota rimasto in panne e nel mentre si fa su e giù per le dune con il camion incontrano il secondo camion scopa ribaltato nelle dune. Fortunatamente nessuno si è fatto male e con una risata Francesco continua il suo racconto descrivendo una scena davvero comica dove sul camion ribaltato c’era già una moto ed un SSV caricati con dentro i piloti in senso contrario di marcia che han vissuto tutta la vicenda al contrario, roba da test per astronauti!! Passeranno tutti la notte a cercare di tirar giù l’SSV e la moto dal camion per poi raddrizzare il camion e in fine ricaricare tutto…. Il mattino dopo ripartiranno tutti per far 1.200 km di piste per raggiungere l’altro bivacco arrivando stravolti alle 6 della mattina, ovviamente saltando la tappa e arrivando direttamente alla tappa di riposo.

 

ALX3119Compagni di avventura di Francesco sarà anche Bruno Arcuri, anche lui malle moto, che preso dalla voglia di provare l’emozione del camion scopa, alla tenera età di 72 anni, deciderà di prendere parte al pigiama-party nel deserto dopo aver deciso di abandonare la tappa a causa dell’orario che si era fatto e avvicinandosi il tramonto ha preferito chiamare l’assistenza e rientrare in sicurezza al bivacco ignaro di quello che gi stava aspettando. A differenza di Francesco, Bruno dormirà tutto il tempo del viaggio e della notte anche nel camion ribaltato perché tra stanchezza, stress e una leggera influenza ha dovuto ricaricarsi alla grande.

 

E già che c’ero ho fatto due chiacchere anche con Ai Tanaka, IL MIO IDOLO, una giapponesina tutto pepe che con la sua motoretta senza paura e timore ha affrontato tutte le tappe della gara nonostante spesso si perdeva o rientrava via asfalto. Grande amante della pasta italiana, Ai è amica di un altro grande giapponese conosciuto nei diversi Merzouga, Tetsunori Sukenobu (persona splendida), non si è mai persa d’animo sempre con il sorriso sul viso, una tenacia che poche in davvero pochissime donne ho visto sino ad ora ed una passione illimitata per la moto e le avventure, non a caso anche lei iscritta come malle moto. Ogni giorno arrivava nel paddock verso tardi e dunque era difficile invitarla a cena presso “chef Margherita” il ristorante by Solarys, così un pomeriggio ho preso un po’ di spaghetti al pomodoro fatti dalla nostra cuoca, del formaggio e del crudo tagliato a coltello (si si cari miei avete capito bene, da Chef Margherita si mangia così anche nel deserto) e glieli ho portati in tenda, ovviamente lei ancora non era tornata non mi sarei mai permesso altrimenti di disturbare la sua privacy!!!

 

E continuando con la passerella dei malle moto passo a trovare Gianni Stigliano, un nome molto risonante tra gli appassionati dakariani con due Dakar alle spalle e questa prima Africa Race sempre nella categoria “eroi” come li chiamo io. Esagero, dite?? Per niente, e non mi vergono a dire che non avrei mai il coraggio di affrontare una gara del genere senza assistenza, forse perché mi conosco così bene che son certo che non riuscirei a tenere un ritmo che mi consenta di gestire le forze anche per fare il meccanico alla sera. Diverse cene, mi racconterà poi il buon Gianni, avrà saltato per via di lungaggini nei lavori di riparazione della moto e per via della lunga coda che si creava ogni sera al bivacco per la cena. Quando fai la classe malle moto, continua Gianni, le forze vanno centellinate e arrivi spesso tardi al bivacco. Quando arrivi presto devi comunque aspettare il camion assistenza con la tua borsa per farti una doccia e cambiarti e con la tua cassa ricambi per iniziare i lavori sempreché non ti capiti nulla che ti porti via ulteriore tempo oltre alla manutenzione standard.

DJI 0927Dello stesso parere anche Stefano Chiussi, altro malle moto ben conosciuto da molti, alla quarta esperienza di Africa Race. Anche lui con una tenacia e una manetta di tutto rispetto, con lui ho fatto diversi km senza mai darci fastidio, anzi divertendoci in impennate uno a fianco all’altro come foto testimoniano. Un caffè ed una brioche anche prima della speciale in un tipico “bar” Mauritano o Marocchino era sempre pronto a prenderlo raccontando qualche bel aneddoto o avventura. Come tutti noi amatori anche lui disposto a tanti sacrifici anche e soprattutto in termini economici per seguire il sogno di un trofeo dakariano, e incrociando le dita quest’anno lo si intravede.

 

E nel mentre delle mie chiacchierate e interviste scorgo i veneti Muratori e Gava tornare dalla “spiaggia” rocciosa oceanica dopo aver fatto un bel bagnetto e il mio commento non è tardato ad arrivare …. “merdacce non mi avete chiamato…” pensate avevo anche portato costume e cuffia.

 

La giornata scorre in fretta e in men che non si dica ci ritroviamo a cenare velocemente, chi al ristorante e chi al bivacco alle ore 21 si va tutti a letto pronti per riprendere la seconda settimana di gara quella più corposa, quella che in genere miete più vittime tra le dune della Mauritania disegnata da tutti anche dai top rider come lo scoglio più grosso. Beh dal canto mio ho messo da parte le forze in Marocco, ho cercato di amministrare dopo la terza tappa e di gestire al meglio le riserve di energia. Evitare cadute, rotture e botte era un must per arrivare nella seconda metà di gara pronti e forti e non solo di fisico quanto anche di testa che credetemi non è da sottovalutare.

 

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